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Amare il proprio lavoro. La ricetta vincente per superare ogni difficoltà, secondo Giada Spelta

A cura di Rebecca Proietti e Carmen Ruiu – Master in Risorse Umane 2016-2017

Giada Spelta si presenta con un timido sorriso di fronte alla platea di studenti di Risorse Umane e Organizzazione. L’ambiente, anche se fisicamente diverso, le ricorda il suo percorso presso la Fondazione ISTUD. Una ex masterina, dunque, che torna a “casa” per raccontarci e condividere il suo percorso lavorativo dopo il Master, composto da momenti positivi, ma anche da momenti di sfide personali. Un percorso segnato soprattutto dalla volontà di fare il lavoro che “da sempre mi appassiona e mi soddisfa”.

Dopo aver conseguito una laurea in Psicologia del Lavoro presso l’Università di Bologna nel 1999, inizia a lavorare da subito in Randstad, ma sente di non aver concluso ancora la sua formazione. Per questo motivo si iscrive al Master in Risorse Umane ISTUD nel 2001/2002.
Dopo essermi laureata, ho iniziato la mia esperienza in Randstad a Imola, dove abitavo. Sono rimasta un anno, dopodiché ho cominciato a pensare a cosa volevo fare: da un lato la voglia di rimanere nel mondo del lavoro e dall’altra l’idea di tornare sui banchi. Alla fine ha vinto la seconda opzione”.
Dopo aver concluso l’esperienza in ISTUD, Giada Spelta ha iniziato a lavorare presso Simply Market, come assistente alla Responsabile della formazione (Training Manager Assistant).
Sapevo sin dall’inizio che non c’era possibilità di assunzione, tuttavia è stato uno shock cambiare realtà lavorativa quando è stato il momento di lasciare l’azienda. Ho finito il venerdì in Simply, parlavo con la mia responsabile di formazione, addetti alle casse, marketing dei prodotti, cose molto giovani, belle, e mi sono travata il lunedì in Magneti Marelli, un ambiente completamente diverso per cultura ed organizzazione. Inoltre sono passata dal parlare di pere e mele a fari e fanali”.
Un cambiamento difficile, dunque, ma che ha portato i suoi frutti: “con il senno del poi, tuttavia, devo dire che è stata per me l’esperienza più formativa ed importante: ho capito davvero cosa fosse lo sviluppo organizzativo. Qui mi sono occupata di selezione, formazione, sviluppo tra cui rientrano quelle attività che in Magneti Marelli venivano chiamate “carte di sostituzione”, cioè l’analisi soprattutto delle posizioni manageriali con i possibili sostituti nel breve, medio e/o lungo periodo”.

Dopo 4-5 anni questa posizione ha cominciato a mostrarle i punti di debolezza, “a starmi un po’ stretta”, ci racconta, perché gli strumenti lavorativi venivano forniti dal Gruppo Fiat, senza possibilità di uscire fuori dallo schema prestabilito.
All’inizio mi andava bene, mi è servito per imparare, poi volevo dare di più e dare il mio contributo personale. Per cui ho deciso di uscire dal mondo degli ingegneri per entrare, per un anno, in Domina Business, una start up del Gruppo Domina. Mi sono occupata dei processi di Selezione e Formazione in fase di start up dell’azienda.
Il signor Preatoni, uomo con una Vision straordinaria per quanto riguarda il mondo del Turismo, ha deciso di investire sul Mar Rosso quando ancora il Mar Rosso non era  considerata una meta turistica. Fino a 15-20 anni fa non esisteva niente, ma lui ha visto una potenzialità creando il Domina Coral Bay, la struttura più grande della zona. Domina Business voleva essere una Business Unit del Gruppo con un concetto ancora più innovativo: quello di vendere coupon vacanze ad aziende che li potevano poi a loro volta concedere ai loro dipendenti o ai loro clienti come premi o come incentives. Quando sono
entrata l’ufficio era composto da una stanza, con un tavolo, un telefono e 6 dipendenti. Nel giro di 4 mesi ho assunto più di 40 persone”. Purtroppo questo modello di business non ha funzionato e, dopo un anno, Giada Spelta ha deciso di andare a lavorare in una società di consulenza informatica, TXT e-solutions, dove è rimasta per 6 anni.

Questa società di consulenza informatica lavorava e lavora molto (ma non solo) su commesse di aziende clienti. Quindi se una società aveva bisogno di personale, perché aveva dei progetti che con i suoi dipendenti non riusciva a portare a termine, attraverso i nostri account ci chiedeva un supporto nel fornire personale ingegneristico altamente specializzato. Eravamo in 4 dedicati alla selezione, abbiamo fatto più di 400 colloqui in un anno. Questo era il livello di attività e di velocità che ci veniva richiesto  all’interno dell’azienda. Dopo alcuni anni di permanenza in Txt ci sono stati grossi cambiamenti organizzativi che non hanno permesso il proseguimento della mia attività in azienda. Uscita da Txt a luglio del 2014, ha colto subito l’opportunità di entrare a lavorare al progetto Expo come referente del team di selezione per il programma Volontari Expo.
Dovevamo occuparci di un progetto di cui nessuno sapeva niente, in Italia non c’era mai stato un evento del genere. Era un po’ complesso capire come gestirlo. Ci siamo trovati a fare i primi colloqui con i potenziali volontari senza sapere come sarebbe stato il sito espositivo ed inizialmente senza materiale a supporto È stato un lavoro davvero bellissimo ma veramente duro. Mi sono occupata della gestione e del coordinamento del team di selezione, di selezione dei volontari per Expo 2015 e per il  Padiglione dell’Unione Europea.
Erano disponibili 7.500 posti per i volontari dedicati ad Expo,che potevano candidarsi da tutto il mondo. Abbiamo ricevuto quasi 20.000 candidature. Ho fatto colloqui per un anno 8 ore al giorno, una persona ogni mezz’ora. I colloqui svolti, visto l’enorme numero dei candidati, erano colloqui più soft rispetto a quelli che vengono normalmente svolti all’interno delle aziende. Attraverso una check list di domande  dovevamo dare il nostro parere, positivo o meno, rispetto alla motivazione reale della persona nel voler prendere parte al progetto. Successivamente oltre ai colloqui individuali siamo passati alla modalità di gruppo, altrimenti non saremmo riusciti a rispettare le scadenze che ci venivano richieste da Expo SpA. Molti candidati erano stranieri, quindi molti colloqui venivano svolti via Skype. In questo anno ho visto un panorama umano veramente incredibile.           

Inoltre dovevamo occuparci anche delle candidature del padiglione Ue (Unione Europea). Spesso lo stesso candidato inviava il cv sia per offrire il suo servizio ad Expo, sia per il padiglione dell’Ue. Non potevamo chiamarli e proporgli lo stesso tipo di colloquio. Inoltre l’Ue ci chiedeva maggiore approfondimento sull’inglese: livelli altissimi, come il C1. Già questo elemento ci ha inizialmente messo in difficoltà, ricordandoci sempre che stavamo selezionando volontari, non dipendenti. A questo punto la mia idea è stata quella di proporre le STAR Interview. Quindi si chiedeva alla persona di raccontarci le sue esperienze, una criticità, una situazione problematica, quali risultati aveva ottenuto. Noi dovevamo capire come un volontario poteva gestire una criticità. In questo caso ci focalizzavamo su un’area specifica, quella del problem solving, molto utile in un contesto come quello di Expo. A giugno 2015 ho terminato questa bellissima esperienza”.

Dopo un periodo di riposo e di vacanze, ha deciso di intraprendere il percorso di outplacement propostole. L’outplacement è un servizio a supporto della ricollocazione professionale, regolato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. L’attività è a carico dell’azienda, in cui il dipendente è assunto ma che per diversi motivi deve interrompere il rapporto lavorativo in essere, e ha come scopo quello di riposizionare le persone nel mercato del lavoro.
Mi si è aperto un mondo!” ci dice. Il tutto nasce dal momento in cui un’azienda ha un gruppo di lavoratori o un singolo lavoratore con cui non è più possibile proseguire il rapporto di lavoro. “È un momento molto brutto, ti senti debole e nella testa rimbomba la domanda “E adesso cosa faccio?”. Questo servizio mi ha aiutato molto, innanzitutto è stato molto utile da un punto di vista personale. Una consulente mi ha fatto parlare, raccontare, tirar fuori le mie emozioni, facendo emergere tutte le mie criticità. Ad un certo punto mi ha detto: “tu in questi anni che cosa hai fatto?” e io l’ho scritto sul cv. Ma dovevo andare più a fondo, non sempre si è veramente consapevoli delle proprie capacità e degli obiettivi raggiunti, che spesso si danno per scontati come parte integrante e “normale” del proprio lavoro. Ho preso il mio cv, ho letto le varie esperienze e per ognuna di esse ho cercato di capire cosa avevo fatto di particolarmente significativo. Da lì ho scritto due pagine di attività. È stato il primo passo per la consapevolezza di cosa io avevo fatto negli anni. Lo step successivo è stato rispondere alla domanda: “Ma tu cosa vuoi fare?”. Io cosa voglio? Lavorare. “Ma in che tipo di azienda?” Allora ho cominciato a pensare che tipo di azienda poteva andar bene, creando cv diversi in base ai profili richiesti. Veramente molto impegnativo.
Successivamente mi hanno preparato al colloquio, suggerendomi cosa dovevo dire e non, cosa mettere in evidenza. Infine mi hanno insegnato a fare Head Hunting al contrario: mi hanno insegnato a sviluppare il mio profilo LinkedIn e ad andare a caccia io stessa delle aziende. Mi informavo su quell’azienda, guardavo il sito, cercavo l’indirizzo e-mail del direttore Hr e gli inviavo direttamente il cv. Ho mandato circa 400 cv nell’arco di 3 mesi. Non tutti mi hanno risposto, ho fatto solo 5 colloqui.
Avevo il mio database Excel e altri file Word, mi scrivevo quando avevo mandato il cv, a chi, quale era la posizione. Questo perché se l’azienda mi chiamava, guardando il data base, avevo un quadro chiaro dell’azienda, della posizione che stavano cercando e di quale dei miei cv avevo inviato. Sono andata avanti così fino a metà luglio 2016, era il momento in cui mi ero veramente demoralizzata. Ma mi ha chiamato Coface per un colloquio: non ci credevo molto, pensavo fosse l’ennesimo colloquio senza risultato
”.

Da qui è iniziata la sua avventura in Coface, una assicurazione rivolta non ai privati ma alle aziende (b2b).
In Italia l’azienda è composta da circa 200 dipendenti: il cuore dell’attività della Compagnia è l’analisi delle aziende attraverso lo studio dei bilanci e successivamente l’attribuzione di un rating utile poi per definire se concedere in toto, in parte o negare un fido a quelle aziende che ci chiedono una copertura assicurativa sui loro crediti commerciali. L’azienda fa parte di un gruppo con casa madre in Francia: siamo circa 4.000 persone in tutto il mondo, suddivisi in 7 macro aree. Noi facciamo parte di quella che chiamiamo MAR (Mediterranea & Africa). Sostanzialmente raccogliamo tutte le info che arrivano dagli altri Paesi (Spagna, Portogallo, nord e centro Africa, Turchia, Emirati Arabi e Israele), li consolidiamo a beneficio della casa madre a Parigi.
Per quanto riguarda il mio ruolo attuale mi occupo di Selezione, ma anche di Formazione e People Development. Per quanto riguarda la selezione ho inserito sette persone in 2 mesi. Inoltre mi occupo dell’organizzazione e della gestione della Formazione, monitorando i dati della Region e seguendo i percorsi formativi sia Manageriali che Linguistici che Tecnici per l’Italia. Infine fornisco supporto ai manager per la Campagna APR (Annual Performance Review)
”.

Con il sorriso sulle labbra, con lo sguardo pieno di passione e con la volontà di trasmettere fiducia nelle nostre potenzialità e nel futuro, Giada Spelta ci saluta con questa riflessione: “nel corso degli anni ho avuto modo di capire quanto sia importante il ruolo dell’Hr. Siate sempre consapevoli del vostro ruolo: la persona che avete davanti è una persona, non una risorsa. Bisogna essere capaci di ascoltarla e valorizzarla. Non abbiate paura, riuscirete a trovare il vostro posto e saprete gestire la situazione al meglio, ne sono certa!”.

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Rebecca Proietti

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