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La scelta giusta esiste? Apollo e Dafne

A cura di Antonella Megale, Antonia NardozzaSelena PampaloneAnna Terzariol  – Master Scienziati in Azienda 2017-2018

Apollo e Dafne - Project Work Scienziati in Azienda

Nel mito di Apollo e Dafne, di fronte alla passione manifestata dal dio, la protagonista sceglie di essere trasformata in una pianta di alloro pur di mantenere fede al suo voto di castità, diventando così simbolo di uno dei temi più discussi nella storia: l’integrità morale.

L’etimologia di questo termine risale al latino Integer, che significa essere integro, incorrotto e onesto. Quando si parla di integrità, si pensa dunque ad una persona che non è mai stata corrotta, coerente con se stessa e con il suo ruolo, con un fondamento morale solido che costituisca il metro di giudizio per le proprie azioni. Nelson Mandela, Martin Luther King o Gandhi potrebbero essere indicati come esempi di persone coraggiose che hanno lottato per la difesa dei propri valori senza arrendersi di fronte alle difficoltà, ma calandoci nel nostro quotidiano, chi potrebbe essere esempio di integrità morale?
Una delle figure che potrebbe rappresentare con la propria esperienza tale modello è la nonna, che possiede un ruolo fondamentale nell’ambito familiare, importante per la trasmissione di parole, tradizioni, arti e mestieri che pochi conoscono e ancora coltivano. Questa nonna per noi offre un grande esempio di integrità, insegnando a coltivare le qualità che caratterizzano il nostro valore, il buon costume, l’importanza della condivisione e il rispetto.
Anche nella storia che vede come protagonista Tiberio Bentivoglio, proprietario e gestore di un negozio di articoli sanitari a Reggio Calabria, l’integrità morale fa da sfondo. La sua potrebbe sembrare una vicenda come tante in Calabria: quella del commerciante che deve pagare il pizzo alla mafia per stare tranquillo, per non avere problemi; in realtà racconta una scelta diversa, che parla di orgoglio, di ribellione e di libertà. Rifiutandosi di scendere a patti con la mafia, dal 1992 è stato ed è tuttora vittima di ripetuti atti intimidatori, furti e incendi. Nel 2011 si è miracolosamente salvato da un tentato omicidio organizzato dalla cosca di Reggio Calabria, e da quel momento è diventata una persona “ad alto rischio”. Nonostante ciò l’imprenditore reggino ancora resiste, e l’associazione “Libera” lo supporta e lo incoraggia a lottare contro la mafia, promuovendo giustizia e legalità.

Siamo noi che lasciamo la terra avvelenata ai nostri figli, dobbiamo educarli a capire che non sempre è giusto prendere la strada che sembra più facile“. Questa è la testimonianza di cui si fa portavoce Bentivoglio, che si impegna nel mantenere vivi i suoi ideali con la speranza di costruire una “rete di dignità” forte e necessaria per difendersi dai clan mafiosi.

È dunque ammirevole lottare per la nostra integrità, fino a quando con questo si intende difendere i propri principi e lasciare sempre aperto uno spiraglio al dubbio, perché pensare che le proprie ragioni non possano essere mai rivedute è molto fideistico e poco razionale.
Ma quando l’integrità può trasformarsi in una forma di integralismo? L’origine etimologica di questi due termini è comune, entrambi derivano da integer, nonostante la differenza di significato sia sostanziale. Gli integralisti rifiutano il colloquio e il confronto con le persone che non vivono e non pensano come loro, e lo fanno in modo eccessivo, senza mezze misure. Le leggi morali diventano in questo caso bandiere che annientano altri valori, norme etiche, e possono distruggere le libertà personali.

La tendenza a questa forma di estremismo può manifestarsi in diversi ambiti: nella religione, nella politica, nella morale, perfino nel modo di vestire, di trattare le donne e nell’educazione dei figli.
Ad esempio è possibile amare i figli, saper riconoscere e accettare la loro felicità anche quando è lontana dall’immagine che ci siamo fatti?
La condanna severa del comportamento altrui è propria anche di quei movimenti politici che mostrano la pretesa totalizzante di imporre la supremazia del loro credo, senza eccezioni ne compromessi. La Repubblica democratica popolare di Corea offre un esempio di come un governo possa mostrarsi intollerante e proibitivo: ogni forma di dissenso è oggetto di repressione, incarcerazioni ed esecuzioni pubbliche sono all’ordine del giorno ed esistono numerosi campi di concentramento, le cui condizioni di vita sono state ampiamente descritte da chi è riuscito a fuggire. Il regime non concede molto agli altri paesi in fatto di scambi, le notizie che trapelano sono spesso difficilmente verificabili a causa dell’inaccessibilità del paese ed il governo punisce qualsiasi tentativo di connessione con i media occidentali.
Dagli esempi riportati è possibile desumere quanto il confine tra integrità ed integralismo sia sottile e precario il suo equilibrio, senza contare che ogni nostra scelta si ripercuote irrimediabilmente sugli altri. Esiste la scelta giusta? Non abbiamo risposte o verità da fornire, riteniamo che la capacità di ascolto sia però un importante presupposto per confrontarsi e vivere nel rispetto degli altri, pur impegnandosi nel mantenere la propria integrità.

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Antonia Nardozza

Antonia Nardozza

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